La Badia di Firenze e i lasciti nel ‘700 (II). Maestro Bernardo Bartoli

Sull’abbazia di Santa Maria Assunta di Firenze, detta comunemente la Badia fiorentina, appartenuta ai benedettini cassinesi dalla fondazione fino alla soppressione (1808-10), e dal 1998 dimora della Fraternità Monastica di Gerusalemme, avevamo presentato un registro composto da più quaderni e la memoria in uno di essi della “Cappella del Casini all’altare di San Mauro” fondata da maestro Domenico Andrea Casini nel 1727.
In altro quaderno troviamo invece ricordata una seconda cappella o beneficio semplice (“sine cura”, senza parrocchia), intitolata della Santissima Concezione di Maria Sempre Vergine, voluta da maestro Bernardo di Antonio Bartoli fiorentino.
Vi leggiamo delle vicende interessanti. Più che di devozione, che è implicita, riguardano puntigliose questioni giuridiche sul patronato e alcuni provvedimenti della Reggenza lorenese per impedire il completo dissesto statale. Tali misure coinvolsero il debito pubblico toscano nella sua forma peculiare di luoghi di Monte (simili alle nostre obbligazioni), la cui ristrutturazione nel 1739 ebbe un peso sulla dote della cappella e sul numero delle messe da celebrare stabilite dal fondatore.

Il testo:
“La cappella della Santissima Concezione di Maria Sempre Vergine eretta sull’altare della Crocifissione, comunemente chiamato della Madonna, posto nella chiesa della Badia Fiorentina, fu fondata, come semplice ufiziatura manuale ad nutum [a discrezione] de i padri reverendissimi abati pro tempore della detta Badia, dal fu maestro Bernardo del quondam Antonio Bartoli fiorentino sotto il dì 21 giugno 1707; il quale in oltre donò il ius di eleggere deputare l’ufiziatore [celebrante] al reverendissimo padre abate pro tempore della medesima Badia.
Nell’anno 1709 detto maestro Bernardo con il consenso del reverendissimo padre don Vittorino Taglia [da Colle Val d’Elsa], allora abate di governo e con l’autorità dell’ordinario fiorentino, volle erigere detta ufiziatura in titolo di semplice beneficio perpetuo | ecclesiastico, ossia in cappella, sotto il titolo della Santissima Concezione di Maria Sempre Vergine con la dote e con gli obblighi stessi che aveva quando era sola ufiziatura.
Oltre all’aver variato la natura del benefizio, privò i successori del reverendissimo padre abate don Vittorino Taglia del ius di eleggere i cappellani [che celebravano le messe], qual ius aveva di già loro donato irrevocabilmente per il primo strumento del 1707 rogato da ser Giovanni Evangelista Ulimento Miccinesi sotto il detto dì 21 giugno; e dispose che il iuspatronato di questa cappella si appartenesse a’ suoi discendenti, come meglio può vedersi dall’instrumento rogato ser Giovanni Antonio Pecorini sotto il dì 13 agosto.
Quali atti e disposizioni del | secondo instrumento, essendo stati esaminati in occasione della vacanza ultimamente seguita per la morte del reverendo prete Carlo Biondi, primo cappellano di questo benefizio, che passò all’altra vita il dì 18 del mese di luglio 1737, et essendo stati riconosciuti malamente fatti e mancanti degl’opportuni consensi, onde potevano dar motivo a un lungo e dispendioso litigio tra il padre abate e monaci e il figlio del prenominato maestro Bernardo, si è stabilita un’amichevole transazione fralle parti interessate, in virtù della quale resta fermato che il iuspatronato di detta cappella per due voci o rate spetti e si appartenga al padre abate pro tempore di Badia e per l’altra terza voce sia del maggior | nato descendente per linea retta mascolina [il primogenito maschio] dal detto maestro Bernardo, fondatore; e che quando vi siano soggetti capaci di detta linea, devino questi essere presentati e preferiti a qualunque estraneo, come più e meglio apparisce nello strumento di transazione, fatto capitolarmente tra’ monaci et il signor Giovanni Francesco Bartoli e Anton Vincenzio suo figlio, rogato ser Giovanni Oceano del Poggio sotto il dì 11 settembre 1737, in cui vi sono altre convenzioni da osservarsi.

La dote di questa cappella sono dodici luoghi di Monte nel Redimibile [rimborsabile] di questa città, quali di presente rendono ogni anno scudi quarantadue.
Gl’obblighi si riducono a quat|tro messe la settimana fuori delle domeniche e questi furono ridotti quando ridussero i frutti di detti luoghi di Monte. Sopra di che deve avvertirsi che, quando mai scemassero le rendite di questi fondi, il padre abate puole senz’altro fare da lui stesso un’adeguata riduzione delle messe. Vedansi, bisognando, tutti e tre li detti instrumenti, sebbene l’ultimo è quello che deve attendersi.
Si è accennato semplicemente in questo libro lo stato della predetta cappella perché si è stimata superflua una più lunga e minuta descrizione dei fatti; e in questo libro medesimo si noteranno tutte le messe che di mano in mano saranno dette | per soddisfare gl’obblighi della medesima cappella secondo la mente del predetto maestro Bernardo Bartoli fondatore.
E perché vi è corso qualche tempo dalla morte del revendissimo padre Carlo Biondi, che n’era il rettore, all’istituzione del cherico Zanobi Marinari di lui successore, eletto e presentato dal reverendissimo padre don Virginio Valsechi [Valsecchi da Brescia], moderno abate di Badia per due voci, e dal signor Giovanni Francesco figlio del detto fu Bernardo Bartoli per l’altra voce, stante i diversi trattati, esami consultazioni ed altre diligenze fatte per stabilire canonicamente l’accennata transazione, perciò vi sono rimasi degl’obblighi arretrati | da soddisfare, li quali a tutto il dì 19 ottobre 1737 ascendono al numero di messe cinquantaquattro; che perciò queste si noteranno da principio, secondo che saranno celebrate e nel tempo stesso si diranno le messe correnti cominciando dal dì 21 del detto mese di ottobre che in quest’anno 1737 cade in lunedì.

1739
Ricordo come, essendo stato, d’ordine di sua altezza reale, ridotto l’annuo frutto dei luoghi di Monte di questa città dal tre e mezzo al tre per luogo, ed essendo in conseguenza scemata la rendita dei dodici luoghi spettanti a questa sopraddetta cappella, gl’obblighi della medesima sono stati ancora essi ridotti a proporzione del calo e diminuzione di detta rendita, secondo la mente e disposizione del fondatore.
Che perciò dal primo giorno di giugno 1739, in cui comincia a correre il frutto a ragione di scudi tre per | luogo, in avvenire dovranno celebrarsi in ciaschedun anno centonovantaquattro messe distribuite come in appresso cioè: nelle prime quattordici settimane dell’anno, cominciando dalla prima domenica di gennaio, si dovranno dire tre messe per settimana e nelle altre trentotto susseguenti se ne celebraranno quattro per ciascheduna, ed in tal forma resteranno in un anno soddisfatte tutte le sopraddette centonovantaquattro messe, per le quali, in questa riduzione, resta intatta la limosina istessa che per ogni messa fu assegnata dal fondatore quando sul bel principio stabilì la dote e prescrisse gl’obblighi della detta cappella. Vedasi il ricordo più diffusamente registrato e conservato nel nostro archivio, cassa Q numero 33 e nel libro de’ Ricordi della camera abbaziale a 394”.

Paola Ircani Menichini, 3 luglio 2026. Tutti i diritti riservati.




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